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mercoledì 8 maggio 2013

Voleva amare.

Voleva amare. Uno stupido ragazzo che vive in un paesino, voleva amare. Anche solo la sensazione di potere essere amato poteva andare bene. Si sentiva solamente soffocato, ristretto da quelle quattro montagne che dovunque andasse lo guardavano, usciva di casa per togliersi di dosso quelle quattro mura, e si ritrovava loro, in quella che amava chiamare la sua prigione naturale. Anche se cambiava strada, le montagne lo seguivano, come quella notte su una macchina in corsa guardava la luna che lo seguiva, più veloce andava la macchina più lei sembrava rincorrerlo, non si sentiva a disagio. Non come ora, come la sua maledetta convinzione di aver sbagliato tutto nella vita, ventisei anni e solo cicatrici che si porta dentro e fuori. Sprofondato nella mediocrità e se gli chiedete se è veramente così, risponderà: << la vita mi ha dato questo, e questo mi prendo, potrebbe andare peggio no?>>. La rassegnazione ad una vita di banalità è peggior dell'ignoranza. L'ignorante non capisce cosa lo circonda.

La solita routine spezzata da qualche attimo di fugace erotismo. Incontrava persone senza prima aver avuto alcun legame, lui il legame lo creava sul momento: l'imbarazzo consumato in una manciata di secondi prima di scendere dalla sua auto, cammina verso lui a testa alta, una risata, qualche complimento, non cercava comunicazione, solo rapporto umano. Poi l'alba e risaliva in macchina, un viaggio per riflettere, neanche si accorgeva di essere sporco, specialmente dentro. Iniziava un nuovo giorno, ma non per lui, dove tutto si ripeteva quasi senza alcun cambiamento.

Cercava quello che non poteva avere per sempre, e diceva di trovare le persone sbagliate, tutte le volte. Ma non poteva essere lui quello sbagliato e non gli altri? In fondo sapeva ben convivere con il fatto di abitare in un posto dove tutto quello che non poteva avere non poteva averlo. Si era rassegnato, e questa sua condizione la viveva abbastanza bene. Neanche si accorgeva del male che si stava facendo, era felice lo stesso. Non era uno stupido, gli piaceva pensare solamente di essere speciale. Forse lo era veramente.

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