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venerdì 17 maggio 2013

Omofobia, adesso basta! (?)

27 Maggio, giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia. Com'è essere gay nel 2013? Come nel medioevo. Ora ditemi che cazzo di utilità ha una giornata internazionale contro l'omofobia se nessuno se la fotte. Pure io sono in grado di andare in giro ad appendere manifesti con scritti vari slogan sull'essere gay, e secondo voi quante persone ci hanno fatto caso? A parte i gay? C'è bisogno di ricordare ai gay di quanto non siano bene accettati in questa società?

Chi sta scrivendo è gay, e prima di capirlo ha impiegato un bel po' di tempo. Da ragazzino era "strano", giocava sempre con le ragazze, con le barbie, non riusciva proprio ad avere quello che gli altri suoi amici maschi avevano, il rapporto che si creava tra i maschietti a scuola non riusciva a capirlo e molto probabilmente non era consapevole che lui aveva atteggiamenti diversi perché troppo piccolo per porsi alcune domande, domande che lo avrebbero perseguitato per molto tempo. "Perché sono così", "Sono malato?". Passavano gli anni, le prime uscite con gli amichetti, per strada incontravano ragazzi più grandi e iniziava la sua tortura: FROSCIO.
Si vergognava, ma non voleva ammetterlo, non voleva ammettere di avere un problema (per lui era un problema questo essere diverso). Più passava il tempo, più si convinceva di essere diverso, e si chiudeva sempre più in se stesso. Certe volte, quando incontrava i soliti bulli, era costretto a cambiare strada, non per evitare di essere chiamato in quel modo che tanto disprezzava, ma per evitare di vergognarsi di quel suo modo di essere. Si disprezzava, più di quanto lo disprezzassero gli altri. Non riusciva a capire perché a lui, perché tutto ciò dovesse capitare a lui senza che ne avesse nessuna colpa, lui era sono nato.

Sedici anni, vedeva tutti i suoi coetanei cimentarsi nelle prime esperienze con l'altro sesso. E lui restava li a guardare, come bloccato nel tempo, ad aspettare il suo turno, che forse non sarebbe mai arrivato. Forse poteva provare anche lui? Ci sarebbe riuscito? Fingersi qualcuno che non era, solo per provare agli altri che anche lui poteva essere "normale", come loro. Primo bacio, ora non ricorda che cosa abbia provato precisamente, ma sicuramente non è stato piacevole, o almeno non era come i suoi coetanei lo descrivevano.

La confusione, fin quando faceva soltanto teorie tutto andava bene, ma ora aveva provato, ed era quasi sicuro, sicuro di non essere come gli altri, sicuro che non avrebbe mai avuto una vita come gli altri, perché doveva essere come gli altri, quando lui era speciale? Per un periodo non ha più pensato a questa parte della sua vita, nuovi amici, nuova scuola, si sentiva più apprezzato, più "normale". L'incubo si presentava solo quando gli altri lo guardavano con quello sguardo, quei sorrisetti che tanto lo facevano soffrire, doveva trovare un rimedio, lo trovò qualche anno dopo.

Diciannove anni, era arrivato ad un punto di svolta, doveva provare a se stesso di essere gay, voleva delle conferme. Le trovò. Ora era sicuro, poteva vivere la propria vita. Lo disse ai suoi genitori, la delusione. Ma sapeva che la vita sarebbe andata avanti lo stesso, con o senza l'approvazione degli altri lui avrebbe continuato a vivere.

Venti anni, ora non si sente più diverso anche se ogni giorno c'è sempre qualcuno che gliel'ho fa notare, ma lui ora è sicuro, sicuro di quello che è, sicuro di non essere diverso. Sicuro che sono gli altri ad avere un'idea sbagliata di cosa significhi essere gay. -Dolore, gioia, anche lui è normale.-

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